Picatrix, la scala per l'inferno

SPECIALE COMPLEANNO GT 

Dopo essere stato inviato a Figeac dal papa Innocenzo VI, nel 1360, dove un'orda di morti viventi scaturiti dal nulla minacciava la stipula del trattato di Brétigny, destinato nelle intenzioni a concludere la guerra poi detta dei cent'anni, ove Eymerich è sembrato sul punto di soccombere per poi avere la meglio contro l'antico nemico che ha ordito il complotto, forse identificabile, per i commentatori più fantasiosi, con l'Anticristo (Eymerich V: Cherudek), Nicolas Eymerich, inquisitore generale del regno d'Aragona non ha modo di riposarsi a lungo.
Pietro IV d'Aragona ha ormai apertamente abbracciato la causa degli eretici beghini, che danno alle fiamme il palazzo dell'Inquisizione, e al contempo, un'oscura minaccia proveniente da mondi lontani, e alimentata dalla magia islamica, costringe l'inquisitore ad addentrarsi nel regno arabo di Granada e a combattere misteriose forze celesti, licantropi vampireschi e mostri da Marte.
Il mondo di Eymerich (la Spagna trecentesca tra Saragozza, Granada, Malaga) è scosso da eventi apparentemente inspiegabili: misteriose ruote di luce che all'improvviso compaiono nel cielo e brutali omicidi ad opera di esseri che paiono possedere fattezze canine.
Come se non bastasse, le indagini del frate sono ostacolate dalle guerre di religione, rese dall'autore in maniera abbastanza esplicita, e da ambigue vicende politiche che ruotano attorno ai grandi regni di Castiglia e di Aragona.
Ciò che più mi ha avvinghiato di tale sesta avventura dell'Inquisitore mio amatissimo è il geniale paradosso per cui Eymerich deve accettare di farsi aiutare da esponenti di spicco di un mondo che lo stesso inquisitore non nega di odiare all'inverosimile, il mondo musulmano.
Gran parte del mistero si dipana attraverso le azioni del servo Alatzar, giudeo convertito al Cristianesimo ma proprio per questo preso di mira dal domenicano, e la sapienza e le importanti intuizioni di due grandi ulema (dottori della legge), Ibn Haldun e Alcatibi.
La chiave di volta dell'impianto narrativo è nel "Picatrix", un fantomatico testo di schietta impostazione ereticale, intriso di astrologia (arte ripudiata dal religioso Eymerich) e utile all'individuazione di particolari configurazioni astrali tese ad invocare precise divinità.
Nel testo, in lingua araba, si definisce un termine, miraj, come equivalente di "strumento per salire e scendere"; sospettando un collegamento con le ruote di luce e le invocazioni a Marte che accompagnano la loro comparsa nei cieli, Eymerich evince un fatto terribile: quei fenomeni altro non sono che canali che pongono in comunicazione la Terra e Marte, adatti alla trasmigrazione dei demoni alberganti sul pianeta rosso, evocati per annientare la cristianità.
Il miraj, così come descritto nel Picatrix, è frutto di una particolare congiunzione celeste che troverà concretezza in un giorno preciso e sarà visibile solo da un particolare luogo: le Isole Felici (meglio conosciute come Canarie). Eymerich deve impedire la discesa sulla Terra delle creature infernali, tra cui Raucaheil, lo spirito guerriero di Marte....
Alla lacerazione emotiva che cresce per tutto il romanzo dovuta allo stridore tra l'Eymerich pensiero, "morte agli infedeli", e l'Eymerich umanità, con la strana amicizia che sembra concretizzarsi tra Eymerich Alatzar e Ibn Haldun, "questi infedeli condividono la mia stessa avventura", Evangelisti oppone un anticlimax liberatorio con il fedele (o presunto tale) Alatzar che tenta di uccidere Eymerich, e l'inquisitore che decide di vendere come schiavi i compagni musulmani che lo hanno assistito nella vicenda, salvo poi ricredersi parzialmente per utilitaristiche ragioni di utilità politica.
Fenomenale come tutto ciò che di umano e compassionevole sembra apparire nel cuore del personaggio viene bollato come inaccettabile debolezza peccaminosa, e gli si cerchi di dare o giustificazione altissima, motivi di forza maggiore, o repressione definitiva...
Personalmente ho sempre ritenuto tale elemento psicologico vincente nel personaggio dell'Inquisitore, in quanto mi appare riflettere sovente molto bene i normali meccanismi con cui tutti noi nel quotidiano, su altri livelli e con altri fini ovviamente, operiamo le nostre scelte, nel nome di un non precisato o male interpretato Bene superiore, o , in base ad astruse e 'perniciose' (cit.) speculazioni su possibili vantaggi futuri che tali scelte potrebbero determinare.
Gobbo Trentino caro, tanti ben auguranti tratti di corda, ricordandoti che mastro Gombau è qui che ti aspetta per punire i tuoi reiterati peccati di fornicazione, mentre un folto gruppo di tue ex-conoscenti da tutta Italia sta raccogliendo fascine secce e pronte alla pira in centro a Rovereto.
Una prece.

Commenti

  1. torno a letto ;-)
    un bagliore lattiginoso sulla città mi preannuncia un alba ancora lontana, Gobbo tanti tanti auguri e buon weekend dal tuo U Carcamagnu.

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  2. al rogo al rogo
    purifichiamolo !!!

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  3. Rolando di Grunwald15 gennaio 2011 11:09

    Ho conosciuto il Venerabile Eymerich,
    uomo santo ma corroso da indicibile odio e rigore morale contro tutto e tutti coloro che ritiene nemici della Chiesa.
    Guardati da lui Gobbo!!

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  4. per il Carca
    hip
    hip
    hurrà Juventus

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  5. sono commosso ... all'idea del carca nel cuore della notte, con un moccolo di candela su di una bugia, che scrive questo post in mio onore ... me lo vedo nella sua nuda cella ... arredata solo di un tavolo, una sedia ed un secchio per i suoi bisogni corporali ... ed un pagliericcio che controlla in modo maniacale che non sia invaso da insetti e parassiti ... ed intanto l'aurora manda i primi segni di luce attraverso la bifora che guarda diritta verso il suo viso ... minkia sto anticipando un altro romanzo di Evangelisti ... ;-)

    Grazie Minkie ... e il misticismo ha voluto che sia io che u carca fossimo fans del magister e del suo autore ... :-)

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