Garibaldi

A proposito di Alexandre Dumas père – il popolarissimo autore dei Tre moschettieri e del Conte di Montecristo - sono ancora in pochi a sapere che fu sincero amico ed entusiasta ammiratore di Giuseppe Garibaldi, al quale dedicò due libri, queste Memorie redatte nel 1860 e I garibaldini, scritto l’anno successivo, al seguito della spedizione dei Mille. Attraverso conversazioni, lettere, appunti, testimonianze, aneddoti, con il taglio sintetico e veloce di un moderno reportage giornalistico, Dumas ricrea da par suo l'infiammato, esaltante clima delle spedizioni garibaldine, restituendoci - senza soverchia retorica e mantenendosi sobriamente fedele ai fatti - l' irripetibile atmosfera di un'epoca ormai lontanissima di sentimenti “belli” e "nobili”, di cuori puri, di romantiche improvvisazioni, di amor di patria; un'epoca di grandi ideali in cui, forse ingenuamente, si credeva davvero di poter cambiare il mondo rischiando il proprio sangue al seguito di un uomo come l' Eroe dei Due Mondi, già in vita avvolto da un alone di leggenda.
Alexandre Dumas (1802-1870) Fu uno degli scrittori più popolari della sua epoca. Autore eccezionalmente fecondo, ha legato il suo nome a più di trecento opere di narrativa (oltre ai citati, ricordiamo La regina Margot, La Sanfelice, Il tulipano nero), di saggistica, di teatro e di viaggio, molte delle quali destinate a non tramontare, ancora oggi lette e amate in tutto il mondo da milioni di lettori. Di Dumas la Newton Compton ha pubblicato: I tre moschettieri e Ventanni dopo, Il Visconte di Bragelonne, Il conte di Montecristo e Napoleone.
Il garibaldino Dumas
In data 28 maggio 1860, il cinquantottenne Alexandre Dumas, da Genova - dove era giunto dodici giorni prima a bordo della sua goletta Emma -, annotava in una pagina di diario che poi avrebbe riportato nel volume Les garibaldiens:
"Avevo appena messo la parola fine alle mie Memorie di Garibaldi; e quando dico "fine" è chiaro che alludo solo alla prima parte. Infatti, con l’andatura che ha preso, il mio eroe promette di fornirmi materia per una lunga serie di volumi! Appena sbarcato, appresi che Garibaldi era salpato alla volta della Sicilia nella notte tra il 5 e il 6 maggio: prima di partire aveva lasciato degli appunti per me all’illustre storico Vecchi, nostro comune amico, e aveva pregato Bertani, Sacchi e Medici di darmi a voce altri particolari che non aveva avuto
il tempo di dettare. Ecco perché mi trovo da dodici giorni all’ Hotel de France, dove lavoro sedici ore su ventiquattro; il che, del resto, non si discosta molto dalle mie abitudini".... segue prefazione di Riccardo Reim
Riccardo Reim è nato a Roma nel 1953. Scrittore e regista, ha pubblicato numerosi volumi di saggistica, teatro e narrativa. Per la Newton Compton, oltre a numerose edizioni di classici inglesi e francesi (tra cui Zola, Maupassant, Balzac, Stoker, Austen, Wilde) ha curato le fortunate antologie I grandi romanzi gotici, Racconti di mare e avventura e Racconti neri e fantastici dell'Ottocento italiano.
incipit dalla parte prima
Alla difesa dei popoli oppressi
La giovinezza sui mari

Sono nato a Nizza il 22 luglio 1807, non solo nella casa, ma nella camera dove prima di me nacque Massena. L’illustre maresciallo, com’è risaputo, era figlio di un fornaio. Anche al
giorno d’oggi, al pianterreno, vi è la bottega di un panettiere. Prima di parlare di me stesso, mi si permetta di dire una parola sul conto dei miei genitori. Mio padre, Domenico Garibaldi,
nato a Chiavari, era figlio di un marinaio e aveva seguito la professione del padre: i suoi occhi, aprendosi, si erano specchiati nel mare sul quale avrebbe passato quasi tutta la vita.
Certo, non aveva potuto farsi quell’istruzione necessaria agli uomini della sua condizione, indispensabile soprattutto nell’epoca in cui viviamo. I suoi studi li aveva compiuti non in una
scuola speciale, ma sui bastimenti di mio nonno. Così, più tardi era giunto lui stesso a comandare una nave, e aveva sempre saputo cavarsela con onore. La sua fortuna aveva subito parecchie alterne vicende, le une felici, disgraziate le altre, e più volte l’avevo udito ripetere che avrebbe potuto lasciarci più ricchi. Non per questo mi lagno. Povero padre! Era libero di spendere a suo piacere il denaro che guadagnava con tante fatiche, e io gli sono riconoscentissimo per il poco che mi ha lasciato. Del resto, c’è una cosa di cui non posso dubitare, ed è che il denaro da lui dilapidato con maggior piacere fu quello speso per la mia educazione.
Ma non si creda con ciò che la mia educazione sia stata troppo aristocratica. Io imparai la ginnastica arrampicandomi sugli alberi e lasciandomi scorrere lungo i cordami delle navi, la
scherma difendendo la mia testa e facendo del mio meglio per rompere quella degli altri, e l’equitazione imitando i primi cavalieri del mondo, vale a dire i gauchos.
Il solo, vero esercizio fisico della mia gioventù - e anche in questo non ebbi maestri - fu il nuoto. Come e quando imparai a nuotare, non lo ricordo: mi pare di avere sempre conosciuto questo esercizio e di essere nato anfibio....
se togli la scherma e lasci alberi, corde e nuoto sembra in tutto e per tutto la mia  fanciullezza. Libro che si legge di un fiato tanto sembra un romanzo ed è invece la nostra storia che 150 anni fa vide la Nazione finalmente riunita da nord a sud.
7,90 € per i tipi della Newton Compton ...
Viva l' Italia

Commenti

  1. A dire il vero qui 150 anni fa era ancora Austria ... percui che cazzo festeggio? L'unità degli altri? E anche il Veneto in cui sono nato divenne Italia nel 1866 ... percui ... w l'italia degli altri ... ;-)

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  2. a quest'ora non saresti quello che sei .. un mix di calore mediterraneo e efficienza tedesca
    ma solo un freddo calcolatore che
    sbavava per le bellezze d'Italia e non vedeva l'ora di passare le vacanze in riviera con pizza spaghetti e cappuccino
    pensaci ogni tanto miscredente
    eretico luterano
    ;-))

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  3. gli austriaci non sono i tedeschi ... ;-) e poi le mie origini sono come quelle di marco polo ... dalmate ;-)

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