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lunedì 7 maggio 2012

Arrivederci, amore ciao. di M. Carlotto

La carogna dell’alligatore galleggiava a pancia all’aria. Era stato abbattuto perché aveva iniziato ad avvicinarsi troppo all’accampamento e nessuno voleva rimetterci un braccio o una gamba. La puzza dolciastra della decomposizione si mescolava a quella della selva. La prima capanna distava da quella radura un centinaia di metri. L’italiano chiacchierava tranquillo con Huberto. Avvertì la mia presenza. Si voltò e mi sorrise. Gli strizzai l’occhio e lui riprese a parlare. Mi portai alle sue spalle, respirai a fondo e gli sparai alla nuca. Si afflosciò sull’erba. Lo afferrammo per i piedi e le braccia e lo buttammo a fianco all’alligatore. Il rettile a pancia all’aria e lui a faccia in giù.  

Centro America. Un ex terrorista in fuga uccide a sangue freddo un suo compagno di sventura per poter abbandonare una guerra rivoluzionaria in cui non crede più. La sua stagione degli ideali è finita per far posto a quella del denaro.
Aiutandosi con mille espedienti di concittadini ed ex compagni della lotta armata riesce  a tornare in Italia ed a far ricadere su altri le sue colpe passate e senza nessuno scrupolo tradisce chi lo aiuta facendolo arrestare dalla polizia.
Inizia una nuova vita, fatta di malavitosi, poliziotti corrotti, avvocati senza etica. Grazie a questi ultimi inizia una riabilitazione sociale nelle terre del ricco Nord Est in pieno boom economico. 
Tutto sembra andare al meglio: un ristorante, una fidanzata, una vita pubblica irreprensibile. Ma il passato torna a chiedere la sua parte e le conseguenze saranno imprevedibili.


Romanzo dal ritmo narrativo incalzante, come è consuetudine nelle opere di Carlotto, coinciso e pregno di riferimenti politici e di cronaca contemporanei.
Dura denuncia alla faccia perbene dell’economia del Nord Est in cui si pone l’accento sulla sua mancanza di moralità ed eticità.
Pietra miliare del genere Noir Mediterraneo di cui Carlotto ne è uno dei maggiori autori.

Dal Romanzo è stato tratto l’omonimo film di Michele Soavi.


martedì 24 aprile 2012

Il giorno prima della felicità. di E.De Luca

"Scoprii il nascondiglio perché c'era finito il pallone. Dietro la nicchia della statua, nel cortile del palazzo, c'era una botola coperta da due tavolette di legno. Mi accorsi che si muovevano quando ci misi i piedi sopra. Mi prese paura, recuperai la palla e sgusciai fuori tra le gambe della statua.
Solo un bambino smilzo e contorsionista come me poteva infilare la testa e il corpo tra le gambe poco divaricate del re guerriero, dopo aver aggirato la spada piantata giusto davanti ai piedi. La palla era finita lì dietro, dopo un rimbalzo di sponda tra la spada e la gamba."


Lo Smilzo è un giovane orfano che vive, nella Napoli del dopoguerra, con la madre adottiva in un grande caseggiato popolare.
Don Gaetano è il portiere tuttofare del caseggiato.
Lo Smilzo diviene amico di Don Gaetano. Don Gaetano tratta lo Smilzo come un figlio. Gli insegna l’arte del vivere e del sopravvivere e gli racconta la sua storia, che è anche la memoria della Napoli occupata e poi liberata e della sua voglia di riscatto.
Lo Smilzo diviene in tutto e per tutto l’ombra di Don Gaetano , sia nei lavori che nelle passioni e senza accorgersene, traslando nel tempo, ne ripeterà la storia.

"È bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perché così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede di conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. È una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile."

Romanzo da leggere tutto di un fiato, che ci farà scoprire una Napoli che fu, ma che potrebbe essere ancora. Un racconto di vita e di vite che si sovrappongono.Un corsi e ricorsi della storia in chiave narrativa e moderna.

"Napoli si era consumata di lacrime di guerra, si sfogava con gli americani, faceva carnevale tutti i giorni. L'ho capita allora la città: monarchica e anarchica. Voleva un re però nessun governo. Era una città spagnola. In Spagna c'è sempre stata la monarchia ma pure il più forte movimento anarchico. Napoli è spagnola, sta in Italia per sbaglio."







venerdì 13 aprile 2012

Il mondo silenzioso di Nicholas Quinn. di C.Dexter

Dunque? Lei che cosa ne pensa?". Il Presidente del Comitato Esami Esteri interpellò a bruciapelo Cedric Voss, responsabile della Commissione di Storia.
"No, mi scusi, Presidente, ma credo che prima sia meglio sentire il parere del Segretario: in fin dei conti sarà il personale di ruolo a interagire con chi verrà nominato". Si fosse trovato in compagnia meno eletta, Voss avrebbe aggiunto che non gliene importava un fico secco di chi si sarebbe beccato il posto. Ma, date le circostanze, tornò a sprofondare nella comoda poltroncina di pelle azzurra assumendo la sua caratteristica posa sonnacchiosa, con la speranza che tutti si dessero una mossa. La riunione andava avanti da almeno tre ore.



Mondo accademico di Oxford, fine anni ’70.
Il burbero ispettore Morse del commissariato di Thames Valley Police di Oxford si trova ad indagare in un caso di omicidio avvenuto all’interno del Mondo accademico di Oxford.
La vittima è il giovane professore Nicholas Quinn, membro del Comitato Esami Esteri di Oxford. Non era stato facile per Quinn ottenere la nomina accademica in quanto afflitto da sordità progressiva, e da molti ritenuto inadeguato per svolgere a pieno le sue funzioni all’interno del Comitato. Il suo corpo viene ritrovato nel proprio appartamento con accanto una bottiglia di sherry e sembra evidente che la morte sia avvenuta per avvelenamento da cianuro.
Le indagini di Morse e del suo aiuto Lewis, si dimostreranno tutt’altro che semplici, in quanto si ritrovano in un mondo, quello accademico, molto snob, oscuro e reticente. Vengono a galla conflitti per motivi di carriera, intrighi sessuali ed economici, finanziatori stranieri. E quando sembra che Morse abbia trovato la pista giusta, ecco un secondo omicidio a rendere ancora più intricata la soluzione del caso. Ed allora accompagnato da una birra al pub e dallo scettico sergente Lewis, Morse cerca di districar l’ingarbugliata trama, trovando l'intuizione determinante nel mondo silenzioso di Nicholas Quinn.

Classico giallo deduttivo, di tradizione inglese, in cui il protagonista è egocentrico (Morse) e la sua spalla scettica e paziente (Lewis).
Le indagini avvengono per ipotesi progressive, che vengono via via smentite da nuovi indizi ed avvenimenti, facendo sembrare che tutto si debba ricominciare da capo.
Ottima la descrizione introspettiva dei personaggi che man a mano compaiono nella narrazione, dando un quadro d’assieme molto equilibrato e compatto.
La figura dell’ispettore Morse è avvincente: enigmista, assiduo lettore, amante della musica di Wagner, noto frequentatore di pub e belle donne.
Sebbene scritto negli anni ’70 il romanzo sia per i ritmi narrativi che per la società che descrive si dimostra sempre attuale.
Il mondo silenzioso di Nicholas Quinn è il terzo romanzo della serie dell’Ispettore Morse da cui è stata tratta una serie tv andata in onda, in Italia, sulla piattaforma SKY.



lunedì 2 aprile 2012

Vietato alla gente per bene. di E. Vendrame

Un mio tenerissimo compagno di squadra, talento calcistico stratosferico, ai tempi in cui giocavamo insieme nella primavera dell' Udinese, mi raccontò che una sera quando per la prima volta andò a puttane nei pressi della stazione di Udine, ne vide una che gli piaceva un casino. Dopo aver vinto un'attimo di timidezza, le si avvicino e le chiese se fossero bastate 500 lire per scoparla.
"Con 500 lire ti puoi sparare una sega!" gli rispose seccata la prostituta. Così lui, prendendola alla lettera, si assentò per una decina di minuti e poi tornò da lei dicendole che s'era sparato la sega, e tutto fiero le mise in mano le 500 lire!



Racconti di vita di un calciatore maledetto, come lo furono Zigoni o Meroni, ma autentico e sopra le righe. Non ho avuto la fortuna di vederlo giocare, anche se ha mosso i primi passi da calciatore, nella squadra della mia città prima di spiccare il volo per la Lanerossi Vicenza. Ma chi lo ha visto mi ha sempre detto "matto ma bravo". Questo libro è un'autobiografia non autorizzata dal mondo del calcio.

Buona lettura.


martedì 20 marzo 2012

L'ottava vibrazione. di C.Lucarelli

"Tutte le volte che si allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava piano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte. Non serviva a niente, non aveva significato, e se anche gli avessero chiesto il motivo per cui lo faceva lui non avrebbe saputo cosa rispondere, perché non si era mai accorto nemmeno di farlo. "


"Si sentiva.
Si sentiva nell'aria che schiacciava la città.
C'era qualcosa di diverso in quell'aria immobile e pesante, calda come in un forno, un odore aspro di metallo e fumo bagnato, un brivido elettrico, che sapeva di bruciato e faceva rizzare i peli sulle braccia. Era già stagione di piogge, ma non è aria di temporale quella che possono sentire tutti, da Massaua e lungo la costa, oltre Archico, Zula, Assab, e dentro, fino a Cheren, e su per l'altopiano, fino ad Asmara, Agordat e oltre, oltre i confini della Colonia, nelle terre del negus."


" Ci siamo andati impreparati, mal comandati e indecisi e quel che è peggio senza soldi. Fidando nella nostra fortuna, nell'arte di arrangiarsi e nella nostra bella faccia. Lo abbiamo fatto per dare un deserto alle plebi diseredate del Meridione, uno sfogo al mal d'Africa dei sognatori, per la megalomania di un re e perché il presidente del Consiglio deve far dimenticare scandali bancari e agitazioni di piazza. Ma perché le facciamo sempre cosí, le cose, noi italiani? "


Africa Orientale, Massaua, 1896.  
Siamo nei giorni che precedono la battaglia di Adua, la disfatta coloniale italiana per opera dell’esercito abissino guidato dal negus Menelik.
Tra i soldati che sbarcano in terra africana, vi è tra loro un detective non autorizzato che è alla caccia di un maniaco: un assassino di bambini. La sua non è solo una ricerca di giustizia ma un ossessione come quella dell’Italia di avere un posto di rilievo tra le potenze mondiali.
Romanzo storico con la S maiuscola di Lucarelli, in cui non si occupa solo del lato “giallo” della vicenda, ma anzi, questi è solo un pretesto per raccontare una pagina dimenticata della storia coloniale del nostro bel paese, che come spesso accade è molto veloce nel dimenticare le proprie misfatte in terra straniera con lo slogan “italiani brava gente”.
Romanzo  corale, come i dialetti dei soldati italiani o le vite degli indigeni, a cominciare dalle “madame” le donne nere dei ricchi bianchi (che stavolta sono italiani).
Un romanzo, anzi un testo di storia, per far luce sul nostro passato coloniale e fare pace con le menzogne che ci siamo raccontati per molto tempo.
Buona lettura.