La carogna dell’alligatore galleggiava a pancia all’aria. Era stato abbattuto perché aveva iniziato ad avvicinarsi troppo all’accampamento e nessuno voleva rimetterci un braccio o una gamba. La puzza dolciastra della decomposizione si mescolava a quella della selva. La prima capanna distava da quella radura un centinaia di metri. L’italiano chiacchierava tranquillo con Huberto. Avvertì la mia presenza. Si voltò e mi sorrise. Gli strizzai l’occhio e lui riprese a parlare. Mi portai alle sue spalle, respirai a fondo e gli sparai alla nuca. Si afflosciò sull’erba. Lo afferrammo per i piedi e le braccia e lo buttammo a fianco all’alligatore. Il rettile a pancia all’aria e lui a faccia in giù.
Centro America. Un ex terrorista in fuga uccide a sangue
freddo un suo compagno di sventura per poter abbandonare una guerra rivoluzionaria in cui non crede più. La
sua stagione degli ideali è finita per far posto a quella del denaro.
Aiutandosi con mille espedienti di concittadini ed ex
compagni della lotta armata riesce a
tornare in Italia ed a far ricadere su altri le sue colpe passate e senza nessuno
scrupolo tradisce chi lo aiuta facendolo arrestare dalla polizia.
Inizia una nuova vita, fatta di malavitosi, poliziotti corrotti,
avvocati senza etica. Grazie a questi ultimi inizia una riabilitazione sociale
nelle terre del ricco Nord Est in pieno boom economico.
Tutto sembra andare al meglio: un
ristorante, una fidanzata, una vita pubblica irreprensibile. Ma il passato
torna a chiedere la sua parte e le conseguenze saranno imprevedibili.
Romanzo
dal ritmo narrativo incalzante, come è consuetudine nelle opere di Carlotto,
coinciso e pregno di riferimenti politici e di cronaca contemporanei.
Dura
denuncia alla faccia perbene dell’economia del Nord Est in cui si pone l’accento
sulla sua mancanza di moralità ed eticità.
Pietra
miliare del genere Noir Mediterraneo di cui Carlotto ne è uno dei maggiori
autori.
Dal Romanzo è stato tratto l’omonimo
film di Michele Soavi.




